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Cartografare paesaggi. Luoghi in atesa di un sguardo

Text i fotografies a la secció ‘Frames’ de la revista NIPmagazine, núm. 30 (2015), dedicada a ‘Suburbia e Metropolis’.
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Cartografare paesaggi. Luoghi in attesa di uno sguardo

Sappiamo leggere, comprendere e trasmettere la complessità dei molti paesaggi del quotidiano, di quelli naturali, produttivi, energetici, di quei paesaggi emergenti o remoti? Come possiamo rappresentare tanto la realtà fisica di questi paesaggi quanto la visione e la percezione che se ne ha? La cartografia convenzionale, bidimensionale, ci viene in aiuto?

A volte le cartografie di paesaggio cercano di rappresentare strategie future riproducendo sulla carta quelli che possiamo definire “spazi concreti” e lasciando il resto “in bianco” privo di segno. Questi spazi bianchi, queste “terre incognite” inducono a pensare, in primo luogo, che vi siano elementi o luoghi paesaggisticamente meno rilevanti di altri e che dunque potrebbero non essere oggetto di gestione o organizzazione, mentre un fattore innovativo rispetto al passato, è proprio quella nuova consapevolezza che ci permette di evitare questa estrema differenziazione tra ciò che è univocamente riconosciuto come un paesaggio di “qualità” e ciò che non lo è.

Come possiamo dunque rappresentare i cambiamenti nel paesaggio? Una carta che rappresenta la dinamicità di un paesaggio non deve solo riflettere le trasformazioni nella loro fisionomia, come ad esempio l’evoluzione dell’uso del suolo agricolo, forestale o urbano. Cartografare i cambiamenti di un paesaggio implica anche includere nel “disegno” la dimensione emozionale-percettiva e narrare quindi quell’evoluzione della percezione sociale legata al paesaggio stesso.

Come si rappresentano infine, i paesaggi “emergenti”? Qualcosa che emerge è qualcosa che affiora, che sgorga. Qualcosa che emerge è anche qualcosa che si relaziona con un tempo proprio e quindi con il contemporaneo. Il filosofo Giorgio Agamben, nel suo magnifico saggio Che cos’è il contemporaneo? ci suggerisce che: «Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio per questo, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo». Se la contemporaneità è dunque, come Agamben propone, questo rapporto unico con il proprio tempo, che aderisce ad essa e nel contempo ne prende le distanze, i paesaggi emergenti sono esattamente l’espressione più attuale dei paesaggi contemporanei. I paesaggi emergenti dunque, hanno bisogno di “cartografie emergenti”.

Nel corso dei secoli, la cartografia ci ha aiutato ad orientarci e a scoprire ciò che era sconosciuto, impalpabile. Allo stesso tempo, artisti contemporanei hanno contribuito a reinterpretare i sistemi di rappresentazione classica esplorando e proponendo ogni volta nuove formule. A seguito di questo cambio di paradigma, ci troviamo oggi di fronte al tentativo di rappresentare una realtà molto complessa come quella del paesaggio, all’interno della quale gli strumenti offerti dalla cartografia convenzionale non risultano più sufficienti e ci invitano dunque a cercare altre “strade” da percorrere, oltre che a sviluppare maggiormente quelle già intraprese.

Pere Sala i Martí

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